A cinque anni da Lampedusa: cosa hai fatto in tutto questo tempo?

A cinque anni da Lampedusa: cosa hai fatto in tutto questo tempo?

Sono passati cinque anni, da quel giorno. «E cosa hai fatto in tutto questo tempo?», verrebbe da chiedersi. Il 3 ottobre del 2013, a poche miglia dal porto di Lampedusa, un peschereccio lungo 20 metri salpato da Misurata (Libia) con a bordo oltre 500 persone, in larga parte in fuga dall’Eritrea, si rovesciava. 368 morti accertati, circa 20 dispersi.

In tutto questo tempo abbiamo fatto e disfatto una missione italiana di ricerca e soccorso, denominata Mare Nostrum, e abbiamo benedetto e maledetto, fino a scacciarle, le Ong che operavano soccorsi in mare.

Facciamo e disfiamo, benediciamo, malediciamo e cacciamo, mentre dall’altra parte del Mediterraneo nulla, in questi cinque anni, sembra aver placato i tentativi di fuga. Si sgombera il campo dalle navi di ricerca e soccorso ma le persone non si fermano. Racconta Avvenire:

Una nuova tragedia umanitaria, con la morte di almeno 34 persone al largo delle coste marocchine è stata denunciata dall’attivista della Ong Caminando Fronteras Helena Maleno. «34 morti, fra i quali un neonato e un bambino, su un barcone con 60 persone che è naufragato di fronte al Marocco», ha scritto l’attivista su Twitter. «Hanno chiesto aiuto per 24 ore e li hanno lasciati morire lentamente», ha aggiunto.
Helena Maleno aveva lanciato domenica 30 settembre su Twitter l’allarme per la scomparsa di un’imbarcazione “salpata dalle coste marocchine con 60 persone a bordo”. E ieri, sull’account della Ong Caminando Fronteras scriveva: “Sono già sette le persone morte e nessuno vuole andare a salvarle. Chiediamo a Marocco e Spagna di coordinarsi per evitare una grande tragedia umana”.

La sera del primo ottobre, ha raccontato Lucia Basso, giornalista della Rai, sono sbarcati «venti tunisini a Lampedusa. Sono salpati da Zarzis con un barchino di sei metri». La stessa sera «altri dodici migranti approdati da soli nel molo Favaloro». Tra loro «anche una mamma con un bambino». Il conteggio dei microsbarchi, la sera del primo ottobre, si è fermato a quattro.

Facciamo e disfiamo e la conseguenza del nostro lavorio è un precipitato di disumanità e odio, che ora troviamo anche nero su bianco, nel decreto voluto dal ministero dell’Interno, che cancella la protezione umanitaria, che stravolge lo Sprar, che mina l’istituto della cittadinanza. Di fronte a ciò che sta accadendo, abbiamo lavorato a un manuale che mettiamo a disposizione di chi vuole fermare questa deriva, di chi vuole semplicemente saperne di più.

Si intitola «Il capitale disumano», lo trovate qui.

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