Cosa c’entrano i migranti con la corsa agli armamenti #voisapete

Cosa c’entrano i migranti con la corsa agli armamenti #voisapete

E’ una vera e propria corsa agli armamenti, quella che si sta generando lungo i confini europei e oltre. Sempre con un unico scopo: bloccare i migranti con la forza, bloccarli nei luoghi dai quali cercano di scappare. E’ questa la sintesi del rapporto “Expanding the Fortress – Ampliando la Fortezza”, diffuso dall’istituto transnazionale ‘Stop Wapenhandel’ (Campagna olandese contro il commercio di armi) e rilanciato dalla Rete Italiana per il Disarmo, come riporta Avvenire.

Si legge nel dossier:

«La collaborazione dell’Ue con i Paesi limitrofi per il controllo delle migrazioni ha rafforzato i regimi autoritari, fornito profitti alle imprese della sicurezza e ai produttori di armamenti, distolto risorse dallo sviluppo e indebolito i diritti umani».

Prosegue Avvenire:

Le misure adottate dall’Ue includono la formazione delle forze di sicurezza di Paesi terzi; donazioni di elicotteri, navi per pattugliamento e veicoli; cessioni di apparecchiature di sorveglianza e monitoraggio; sviluppo di sistemi di controllo biometrico; accordi per i respingimenti. Nella lista, oltre alla Turchia, vi sono Libia, Egitto, Sudan, Niger, Mauritania e Mali. In tutti questi Paesi, «gli accordi hanno portato l’Ue – insistono i ricercatori – a trascurare o attenuare le critiche sulle violazioni dei diritti umani». In Egitto, per fare un esempio, è stata intensificata la cooperazione per il controllo delle frontiere con il supporto del governo tedesco, «malgrado il consolidamento del potere militare al Cairo».

In Sudan, il sostegno per la sicurezza delle frontiere da parte dell’Ue ha permesso al presidente Omar al-Bashir (destinatario di un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja) di rompere l’isolamento internazionale, «consentendo di rafforzare le Forze di supporto rapido, formate da combattenti della milizia Janjaweed», responsabili di crudeli crimini contro i civili nella regione del Darfur.

Paesi lontani, eppure vicinissimi.

C’è la Libia, con cui l’Italia ha sottoscritto un accordo che delega alle autorità libiche il respingimento dei migranti (in Libia – “l’inferno”, dicono – paese dal quale scappano).

C’è il Sudan, dove abbiamo rimpatriato nell’estate 2016 quaranta sudanesi forzatamente, per poi riconoscere protezione alle sette persone rimaste a terra perché non c’era spazio sull’aereo.

C’è l’Egitto di Giulio Regeni.

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