E poi venne il turno dei rom #voisapete

E poi venne il turno dei rom #voisapete

«Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos». Vuole «una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti» sono. Per espellere gli irregolari mentre «i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa».

Così Matteo Salvini, oggi, che non solo ha dichiarato quanto sopra, ma ha addirittura rilanciato sui social network (dove è campione a rimestare nel fango, insieme ai suoi consulenti) appellandosi a «quei poveri bambini educati al furto e all’illegalità», a dimostrazione che il fascismo eterno – come scriveva Eco – «può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti». Tanto innocenti quanto la difesa dei bambini, tanto violente quanto la schedatura su base etnica.

Ricordiamo a Matteo Salvini che viviamo ancora in uno stato di diritto, che difenderemo con le unghie e con i denti dalle sue trovate quotidiane,

il Consiglio di Stato ha già ribadito (2011) quanto osservato dal Tar del Lazio, secondo cui non si possono disporre schedature etniche (e ci mancherebbe):

l’Autorità di Pubblica Sicurezza può disporre rilievi segnaletici solo nei confronti di persone pericolose o sospette o nei confronti di coloro che non siano in grado o si rifiutino di provare la loro identità. Così come formulate, le norme contenute nelle ordinanze presidenziali erano suscettibili di consentire alle autorità preposte di effettuare identificazioni attraverso rilievi segnaletici e dattiloscopici, incluso dunque il prelievo delle impronte digitali, anche a prescindere dalle condizioni soggettive e circostanziali di pericolosità sociale o di fondato sospetto di coinvolgimento in attività criminose ovvero anche nei casi in cui gli interessati già possiedano documenti identificativi.

Una “emergenza nomadi”, quella costruita dal governo Berlusconi – Lega dei tempi (2008), smantellata un pezzo alla volta, così come ci ricorda anche il caso di Elviz Salkanovic:

Cittadino italiano di etnia rom che tre anni fa fu “censito” insieme ad altri migliaia di rom residenti a Roma, nonostante avesse in tasca una carta di identità valida. […] Nella sentenza emessa dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma, si legge che il fotosegnalamento ha “comportato una distinzione basata sulla provenienza etnica, poiché quella persona di etnia Rom, cittadino italiano munito di documento, è stato senza ragione identificato mediante rilievi segnaletici in quanto coinvolto in un’operazione i cui destinatari di fatto erano gli appartenenti alla comunità rom”. “Il trattamento a cui è stato sottoposto Salkanovic – prosegue la sentenza – ha provocato l’effetto sia di violare la sua dignità, sia di creare un clima ostile da parte dell’opinione pubblica”.

Il richiamo di Liliana Segre di pochi giorni fa risulta quanto mai attuale, alla luce delle proposte delineate dal ministro Matteo Salvini. Segre disse:

Voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Dobbiamo opporci tutti, in tutti i luoghi possibili.

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