Gli Eritrei? Finti rifugiati da rimpatriare #voisapete

Gli Eritrei? Finti rifugiati da rimpatriare #voisapete

«Vogliamo sapere se l’Eritrea produce veramente rifugiati, cioè persone che rischiamo la loro vita, o se sono rifugiati economici, cioè persone che vogliono semplicemente guadagnare redditi più elevati in altri paesi», dichiara il consigliere nazionale svizzero Maximilian Reimann, portavoce del gruppo UDC.

Il regime è «presumibilmente una dittatura», prosegue Reimann. «Ma anche in una dittatura non ci sono così tante persone a rischio di vita che devono scappare dalla patria nel pieno vigore della loro vita. Dal nostro punto di vista questo fatto è così sospetto che ora abbiamo conferito il mandato al Consiglio federale».

Fuori dai politicismi, lo scopo è quello di rimpatriare gli eritrei nel paese dal quale sono fuggiti. «La Svizzera procederà passo dopo passo», ha dichiarato il ministro degli esteri Ignazio Cassis in parlamento. «Ora tocca all’Eritrea venire incontro alla Svizzera. L’apertura di un’ambasciata dovrebbe essere l’ultimo passo, non il primo».

Verrà quindi rafforzata la rappresentanza diplomatica svizzera, anche con l’obiettivo di verificare le condizioni per poter procedere ai rimpatri.

Secondo Amnesty International, queste “condizioni di sicurezza” sarebbero le seguenti:

Il servizio militare nazionale obbligatorio è rimasto esteso a tempo indeterminato. […]

Una percentuale significativa della popolazione era arruolata a tempo indefinito, in alcuni casi anche da 20 anni. Sebbene la legge fissasse a 18 anni l’età minima per l’arruolamento, i minori hanno continuato a essere obbligati all’addestramento militare. […] Le donne, in particolare, subivano varie forme di trattamento particolarmente duro, come riduzione in schiavitù sessuale, tortura e altri abusi sessuali.

Uomini anche di 67 anni erano arruolati nell’“esercito popolare”, dove ricevevano un’arma ed erano obbligati a svolgere alcuni compiti sotto la minaccia di ripercussioni punitive, come periodi di detenzione, il pagamento di ammende o l’assegnazione di lavori pesanti.

Arresti e detenzioni arbitrari nello Stato d’Eritrea

Si sono ripetuti casi di detenzione arbitraria e sparizione forzata, per le quali le forze di sicurezza non sono state chiamate a rispondere. Migliaia di prigionieri di coscienza e prigionieri politici, compresi ex esponenti politici, giornalisti e seguaci di culti religiosi non autorizzati, hanno continuato a essere detenuti senza accusa né processo e senza possibilità di accedere a un avvocato o di contattare la famiglia. Molti erano in carcere da oltre un decennio.

La Reuters ha scritto proprio in queste ore che, stando a una denuncia delle Nazioni Unite, «le autorità eritree hanno detenuto centinaia di sospetti oppositori questo mese dopo che un direttore scolastico che sfidava gli ordini del governo è morto in custodia […] La maggior parte degli arrestati erano uomini, alcuni tanto giovani quanto Sheila B. Keetharuth, di 13 anni»

Di questo molti potenti europei non sembrano curarsene. Non sembra curarsene neppure la Federazione internazionale di calcio (Fifa), il cui presidente si è recato poche settimane fa ad Asmara, dove ha incontrato il dittatore eritreo Isaias Afewerki.

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