La Libia è un inferno per i migranti – Voi sapete

La Libia è un inferno per i migranti – Voi sapete

Riportare i migranti in Libia significa salvarli, ripete da mesi il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma se sei italiano è meglio non metterci piede: non ci sono «adeguati standard di sicurezza». Un paradosso certificato dal sito del ministero degli Affari esteri, che nel suo periodico aggiornamento del portale “Viaggiare sicuri” inserisce la Libia tra i Paesi maggiormente a rischio, invitando gli italiani a non partire o ad abbandonare quella zona, in virtù di una «assai precaria situazione di sicurezza». Un concetto chiaro all’Europa, che attraverso la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, ha più volte ricordato all’Italia che la Libia non è considerata un luogo sicuro e che nessun migrante salvato in mare dovrebbe essere riportato lì, ma non gradito a Salvini, che ha inaugurato il suo mandato chiedendo all’Ue di smetterla con «l’ipocrisia» e rendere quelli libici «porti sicuri». Una linea dalla quale non si è mai discostato, nonostante il rischio – ormai scampato – di finire a processo per il caso Diciotti: «è finito il business dei trafficanti e di chi non scappa dalla guerra – ha affermato in un’intervista a Mattino Cinque pochi giorni fa – I migranti si salvano, come ha fatto la guardia costiera libica, e si riportano indietro, così la gente smetterà di pagare gli scafisti per un viaggio che non ha futuro».

Ma è lo stesso governo di cui fa parte a smentire il ministro dell’Interno. L’aggiornamento risale infatti soltanto al 12 febbraio, dunque pochi giorni fa e in piena era gialloverde. «I viaggi (in Libia, ndr) sono assolutamente sconsigliati in ragione delle precarie condizioni di sicurezza nel Paese», si legge proprio in cima alla scheda delle informazioni generali. Poi tutta una sezione riguarda le condizioni di sicurezza del Paese, con l’invito ai connazionali «a non recarsi in Libia e, a quelli presenti, a lasciare temporaneamente il Paese in ragione della assai precaria situazione di sicurezza». Una situazione determinata dagli «scontri tra gruppi armati» che interessano «varie aree del Paese (incluso in Tripolitania, nell’area intorno a Sirte, a Sebha, Bengasi, Derna e Sabratha)». Il pericolo è alto anche nella capitale, segnala la Farnesina, zona in cui imperversa «la minaccia terroristica» e ad «elevato rischio rapimenti». Elevati i tassi di criminalità, «anche nelle principali città e strade del Paese, tra cui il tratto stradale costiero dalla Tunisia all’Egitto».

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