Regolamento di Dublino: il più grave errore è stato non riformarlo

Regolamento di Dublino: il più grave errore è stato non riformarlo

Riportiamo uno stralcio dell’intervista di Eleonora Camilli a Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il sud Europa. È chiaro che l’Europa ha perso una grande occasione a non dotarsi di un nuovo regolamento di Dublino.

Quella di tenere le persone bloccate su una nave sta diventando una prassi con cui si ritiene di poter ottenere risultati a livello europeo, ma non ci si rende conto di quanto sia corto il respiro di questa prassi. Si rischia solo di mettere in pericolo altre vite umane, costringendo le navi di salvataggio a fare lunghi percorsi prima sbarcare, o a stare in radar per molti giorni e lasciare uno spettro di mare amplissimo sprovvisto navi per salvataggio. L’altro rischio è quello di creare un’atmosfera non propizia all’assunzione di decisioni di lungo termine, creando tensioni, ripicche, accuse tra gli Stati. Questo sicuramente non è positivo. Parliamo di questo tema ormai da molti anni e ancora non riusciti a creare un meccanismo di sbarco che sia predeterminato e condiviso, a cui faccia seguito un meccanismo di redistribuzione, anch’esso predeterminato e condiviso. Ci sono degli Stati europei che si stanno dimostrando volenterosi in questo senso, abbiamo visto l’impegno della Spagna e della Francia, per esempio. E’ vero che negli anni l’Italia ha accolto di più ma è anche vero che l’Italia ora, come paese del Sud del Mediterraneo, sta ricevendo in assoluto il numero minore di persone: ne stanno ricevendo di più la Spagna e la Grecia. In proporzione ne sta accogliendo di più anche Malta, che negli ultimi giorni ha accolto centinaia di persone e ha i centri di accoglienza al limite.

La discussione sulla redistribuzione dei richiedenti asilo in Europa va fatta in altri termini. Speriamo che le autorità europee riescano a condurre i paesi membri su un percorso condiviso, previsto peraltro anche dalla revisione del Regolamento Dublino. Il progetto di riforma prevede infatti anche la redistribuzione dei migranti in Ue. Inoltre, noi, insieme ad Oim, abbiamo proposto un piano sbarchi che prevede la collaborazione di tutti i paesi europei insieme ad alcuni paesi del nord Africa. E’ chiaro che non si può chiedere solo ai paesi del Nord africa di aiutare e che l’Europa deve fare la sua parte. In questo contesto resta, inoltre, il nodo della Libia che, lo ribadiamo, per noi non è un paese sicuro. La situazione dei diritti umani resta un’enorme preoccupazione. La nostra presenza insieme a quella dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni e di altre ong, non può essere considerata una garanzia del rispetto diritti umani perché purtroppo il paese è in mano alla violenza.

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