Una felpa per tre

Una felpa per tre

«Contrastare gli sbarchi lavoro serio. 11 mesi consecutivi di diminuzione arrivi (-122000 persone) non si ottengono con foto con le ruspe e proclami».

Calenda festeggia i respingimenti (tecnicamente «differiti», politicamente rivendicati) di Minniti e sfida Salvini: vediamo se sai fare di meglio. Lo stesso Minniti auspica, a proposito delle espulsioni, che Salvini per «migliorare una cosa», non «la peggiori». Salvini concede: «non smantellerò tutto ciò che ha fatto Minniti». Farò di più. Una differenza quantitativa più che qualitativa. Come già per il codice contro le Ong, con cui l’anno scorso Minniti fece proprie le polemiche di Di Maio e dello stesso Salvini contro i taxi del mare, nell’inversione più clamorosa di senso che potesse esserci, rispetto a chi salva vite e lo ha sempre fatto in collaborazione con la Guardia costiera (che, peraltro, si è occupata insieme ad altri assetti navali istituzionali del salvataggio dei due terzi delle persone in pericolo: cosa sono, autobus del mare, cari ministri, vecchi e nuovi?).

In ogni caso, esultano tutti per il calo degli sbarchi, come se fosse l’unica cosa di cui parlare. E come nel più classico degli schemi politici, loro alzano la palla e Matteo Salvini la schiaccia, spiegando nel dettaglio la propria strategia e i debiti verso il predecessore: «È stato fatto anche un discreto lavoro, dal ministro che mi ha preceduto. E quindi noi ovviamente non smonteremo nulla di quello che di positivo è stato fatto. Semplicemente lavorerò per rendere ancora più efficaci le politiche di controllo, di allontanamento, di espulsione».

Abbiamo la felpa, per tutti e tre, che possono prestare a tutta la classe politica italiana, a parte poche, rarissime eccezioni. Possono indossarla tranquillamente per ricordare a se stessi e a tutti quanti che nella Libia verso cui respingiamo le persone queste vengono recluse e torturate. Decine, centinaia di migliaia di persone recluse e torturate. Spesso ricattate e costrette ai lavori forzati, a volte vendute come schiave. E noi sappiamo, voi sapete quello che sta succedendo. La sinistra invece di celebrare le proprie espulsioni dovrebbe pretendere un immediato intervento della Ue e un impegno più forte dell’Onu, con tutte le sue agenzie, in quei campi, non con visite episodiche e incerte. Un presidio costante, come si è fatto in altri paesi, perché i diritti umani, le vite, le persone, i loro corpi siano rispettati. Ci deve essere un impegno internazionale perché quelle persone siano liberate e sottratte alle violenze, agli stupri, a meccanismi criminali di ogni tipo che la comunità internazionale non deve sostenere, né finanziare.

Bisogna dirsi la verità: la Libia non è un Paese sicuro, né lo sono le sue istituzioni. Ciò che accade in quei campi e in quelle carceri improvvisate è una vergogna mondiale.

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