Una lettera al presidente Mattarella #voisapete

Una lettera al presidente Mattarella #voisapete

Abbiamo voluto recapitare una copia di «Voi sapete» al presidente Mattarella, corredata dalle seguenti parole.

Egregio presidente Mattarella,

le scrivo in queste ore in cui il Paese è impegnato in una discussione che, sulla scia di una campagna elettorale condotta sugli stessi toni, appassiona molto gli addetti ai lavori, come il sottoscritto, ma che tocca solo marginalmente le grandi questioni che la realtà ci impone.

Colgo l’occasione per sottoporre alla sua attenzione un pamphlet a mia firma, intitolato «Voi sapete. L’indifferenza uccide». Noi tutti sappiamo quel che è successo e sta succedendo ora, esattamente in questo momento, lungo le rotte migratorie, tra Corno d’Africa e Sudan, tra Niger e Nigeria, fino alla maledettissima Libia. E sappiamo quel che sta succedendo ora in Siria. Eppure è notizia di questi giorni che una delegazione di “Alternativa per la Germania” si è recata in Siria per verificare le condizioni di “sicurezza” del paese col fine di procedere al rimpatrio dei rifugiati siriani ora presenti in Germania.

Ci fa orrore una politica che costruisce muri fisici e politici, come ci dimostra la rotta balcanica e quel filo nero che lega Istanbul e Budapest. Ci fanno orrore le bombe sulle città siriane. Ci fa orrore l’idea di rimpatriare i siriani.

Eppure l’Italia è responsabile delle stesse identiche azioni: c’è il filo nero che lega l’Egitto di Giulio Regeni e l’accordo con Tripoli e le sue milizie. Le bombe sulle città yemenite. I rimpatri di rifugiati sudanesi in Sudan. E c’è un passato coloniale che non possiamo dimenticare: i campi da cui fuggono i rifugiati eritrei sono i campi costruiti dal fascismo e anche le torture che in quei luoghi vengono inflitte hanno gli stessi, italianissimi, nomi.

Stiamo – noi tutti: italiani e europei – violando non solo le norme più condivise del diritto internazionale, ma stiamo violentando anche la nostra stessa identità e umanità. E lo sappiamo e lo sanno i potenti che guidano le nazioni. Ci indigniamo se la Polonia cerca di negare per legge l’esistenza dei campi di concentramento e sterminio, ma sapete tutti, sappiamo tutti, che quegli stessi campi e quelle stesse nubi si stanno addensando ai confini dell’Unione europea, quell’Unione nata per essere patria di una nuova cittadinanza imperniata sulla pace e sulla tutela dei diritti delle persone. Il grande non detto è che quei diritti non valgono per i «sottouomini». «Sembra che nessuno voglia riconoscere che la storia contemporanea ha creato un nuovo genere di esseri umani — quelli che sono stati messi nei campi di concentramento dai loro nemici e nei campi di internamento dai loro amici», scriveva Hannah Arendt nel 1943.

Le recapito questo breve manoscritto, sperando che possa essere un pungolo nelle sue riflessioni e perché, nel ruolo che ricopre, possa ricordare a noi tutti che, prima o poi, la storia – che avrà il viso dei nostri nipoti – ci chiederà conto di quel che sapevamo.

Giuseppe Civati

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