«Vicetrafficante» #voisapete

«Vicetrafficante» #voisapete

Titola così Avvenire di oggi nel dare la notizia di una storica risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la quale si colpiscono «quattro cittadini libici e due eritrei che gestiscono reti di traffico di esseri umani in Libia». Sono le reti dei trafficanti che vendono donne e uomini come schiavi, che li stipano, torturano e violentano in centri di detenzione.

Se loro sono i trafficanti, «vicetrafficante» (un epiteto che spesso è stato rivolto verso le Ong) sarebbe l’Italia:

Uno di loro è un comandante della Guardia costiera libica, la stessa supportata (con denaro e mezzi) dall’Europa e dall’Italia. L’uomo è accusato di uso delle armi per affondare deliberatamente i barconi su cui viaggiavano i migranti.

La persona in questione risponde al nome di Abd al Rahman al Milad e sarebbe a capo di un’unità di una Guardia costiera regionale libica. «Secondo altre testimonianze – prosegue Avvenire – avrebbe portato i profughi nel famigerato centro di al-Nasr da cui sparivano. Due anni fa i suoi uomini avevano sparato a una nave dell’ong Msf».

Tra le persone a capo della rete ci sono altri nomi noti alle cronache. Ahmed Al Dabbashi, rappresentante di un’importante famiglia libica che controlla una milizia strettamente legata al governo di Tripoli e, quindi, alla gestione dei migranti. Ermias Ghermay, che ha sulla coscienza il naufragio del 3 ottobre 2013 e Mus’ab Abu-Qarin, responsabile del naufragio del 18 aprile 2015.

Migliaia di morti.

Queste persone continuano a condurre i loro traffici criminali. L’Italia sembra non essersi mai posta il problema.

 

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